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Tutto ciò che vediamo, tocchiamo, indossiamo, leggiamo ci connette con qualcosa che è già stato, pensato, vissuto. Da un filo si crea una trama, da una trama si crea un tessuto e da un tessuto si crea vita. Tutto è connesso da un filo che lega assieme diversi organismi, diverse storie, diverse realtà.

Dove stiamo sbagliando allora?

In ciò che leggo di nuovo non trovo connessioni, come anche nell’arte, nell’abbigliamento, nella vita. Siamo tutti slegati. Ognuno legge per se. Ognuno indossa per se. Ognuno vive per se. Non crediamo più in qualcosa che vada oltre ciò di puramente effimero poco distante da noi. Nessuno trova più il piacere e la leggerezza che si prova nello scrivere a mano una lettera. Nessuno sa più toccare il terreno scoprendoci la vita intrinseca dentro ad ogni radice, toccare un tessuto e sentire l’odore della fibra. Nessuno vuole più conoscere i saperi antichi e nessuno vuole rompere la catena di effimero e inconsistente che “lega” ormai ogni essenza di questa Terra.

Eppure ho riscoperto la gioia delle piccole cose, delle piccole opere d’arte. Delle persone che anno dopo anno hanno costruito un impero fatto di sorrisi e sudore. Di Famiglia. Di Realtà.
Ho riscoperto cosa si prova ad osservare un tappeto antico su di una parete e percepire le chiacchiere, le risate e i pianti di chi l’ha creato con tanta dedizione e amore.
Ho riscoperto che non siamo solo H&M o Zara, Armani o Valentino. Non siamo solo un nome. Siamo una realtà forte, che grida al cambiamento, un cambiamento necessario.
E ho scoperto che io voglio essere un tassello di questo cambiamento.

Vi lascio ciò che ho fotografato in questi giorni. Tutto ciò che ho provato non si può spiegare. Quello che era un incontro tra creativi è diventato una porta sul futuro, con una finestrella sul passato.