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Mascherine si o mascherine no?

Mascherine si o mascherine no?

Siamo più di due mesi in quarantena. Non conto i giorni, perchè per me sarebbe ancora peggio.
Mi sono rassegnata all’idea di produrre qualcosa di nuovo, le idee non vengono e sinceramente non la prendo nemmeno come una cosa negativa, anzi. Sto studiando, cercando di allargare le mie conoscenze e progettando a lungo termine, perchè in giorni come questi o si progetta qualcosa o si muore un po’ dentro.

Nonostante questo preambolo, molti mi hanno chiesto come mi comportassi nei confronti della produzione di mascherine e perchè non avessi iniziato a farle dopo le 50 per un noto ospedale Covid a Cagliari. La risposta è sempre stata che non avevo voglia di speculare su una situazione brutta come questa e che, allo stesso tempo, non potessi permettermi di utilizzare tutte le mie scorte di tessuti per creare delle mascherine for free.

Sono passati più o meno 30 giorni da quel giorno in cui mi chiusi in lab per fare del bene. Ma oggi le regole sono diverse. Si respira quasi l’aria della fase 2, una fase nel quale tutti dovranno preservarsi ma soprattutto preservare la salute del prossimo, utilizzando le mascherine.
Il requisito fondamentale che devono avere le mascherine è quello di non far passare le goccioline di saliva mentre parliamo, starnutiamo o tossiamo.
Devono filtrare la nostra stessa aria, perchè ahimè, potremmo essere portatori del virus e non saperlo.
Allora ho tirato fuori da tutti i miei amici e parenti medici (chi mi conosce sa che ne sono circondata) tutti i consigli utili per produrre, in totale sicurezza per chi le acquista, delle mascherine riutilizzabili, che aiutano noi ma anche il pianeta, consentendoci di lavarle e igienizzarle senza doverle buttare ogni volta dopo l’utilizzo.

Perciò ho deciso, da domani, di farvi trovare la possibilità di ordinare le mascherine direttamente dallo shop, sperando di venirvi incontro qualora non doveste trovarne in farmacia.

Le mascherine avranno un costo basso (6 Euro), perchè non saranno vendute con l’intento di guadagnarci, ma semplicemente con l’intento di avere sulla faccia qualcosa che non vi faccia sentire troppo a disagio, che vi piaccia e che vi rappresenti. Saranno ovviamente fatte con materiali naturali e con avanzi di tessuti di collezione. Saranno doppio strato con tasca interna per poter mettere i filtri che potrete acquistare in farmacia, facendole diventare ancora più performanti e sicure.

Ci saranno sia per i grandi che per i più piccoli e saranno personalizzabili con disegni e scritte che potranno essere lavate anche a bassa temperatura con l’aggiunta di Igienizzanti, mentre quelle tinta unica potranno essere lavate a 90 gradi.

Insomma da domani, se volete, sarà disponibile questo servizio in più.
Sappiate che ogni ordine farà in modo di tenere occupata e attiva una designer che al momento si sente abbastanza inutile!
Spero davvero che possa essere una cosa gradita e non vedo l’ora di fare qualcosa per voi!

Vi abbraccio

Ale

Andrà tutto bene

Andrà tutto bene

Sono giorni che ci penso.
Giorni nei quali sono passata da un malessere totale e tante tonalità di grigio che mi circondavano a momenti di euforia pazzesca.
Mi sono ritenuta molto fortunata, ho potuto continuare ad insegnare, parlare con i miei ragazzi, tenermi sempre e comunque impegnata, nonostante abbia bloccato la produzione.

Vi chiederete magari perché. Beh è molto semplice da spiegare.

In un momento di crisi così chiunque dovrebbe fermarsi e cercare di capire cosa è meglio per se stessi e per la propria attività. Nel mio caso, fermare la produzione mi è sembrata una scelta ponderata e abbastanza presa con coscienza; non ha senso continuare a produrre cose nuove se le persone attorno a me non sono propense a spendere in un momento così particolare.

Non sappiamo quando finirà e i soldi cominciano a sembrare una chimera.
Però continuavo a pensare.

Ed eccomi qui, ci sono arrivata, magari con due settimane di ritardo, magari non servirà a tanto, ma credo che possa essere un bel passo in avanti sia per me che per voi.

Vi offro quello che posso e per ora è uno sconto su tutto, anche i capi già scontati, del 25%. L’unica cosa che dovrete fare è inserire il codice coupon:

AndràTuttoBene

Sperando che vi invogli ad acquistare prodotti che normalmente, magari, avreste solo messo nella vostra lista desideri.
Spero vi possa aiutare a superare meglio questo periodo cupo.
E se invece di acquistare avete voglia solo di parlare o di progettare qualche bell’abito per il futuro (sicuramente bellissimo) che ci attende, beh, non perdete tempo e fatelo.

Fate qualsiasi cosa vi faccia sentire liberi in questi giorni di reclusione.

Vi abbraccio,

Ale

Quando il cambiamento diventa una cosa positiva

Quando il cambiamento diventa una cosa positiva

È iniziata la terza settimana di quarantena.
È iniziata con un cielo grigio, raffiche di vento e un brusco calo delle temperature. Tuttavia l’animo, beh, quello sembra essere più leggero.
L’ultima settimana è stata un insieme di momenti di up and down, di leggerezza e pesantezza, di tantissime cose da poter fare in casa intervallate dalla noia di averle finite e non sapere più cosa inventarsi.
Nonostante questi intervalli ho avuto del tempo per riflettere sul senso del cambiamento. Lo sapete ormai, i 30 si avvicinano e io devo tirare una linea e fare un bilancio della mia vita; pro e contro dell’essere una libera professionista, pro e contro della vita a Milano, pro e contro dell’essere libera da tutto ma incatenata allo stesso tempo.
Non pensavo che ne avrei avuto mai il tempo, mai la voglia e soprattutto la forza di toccare questi argomenti con me stessa, facendo venire tutti i nodi al pettine. Sono sempre stata una di quelle del “mi tengo notevolmente impegnata per non pensare, perché se mi fermo e ci penso è la fine”.
Non c’è da stupirsi, insomma, viviamo in un mondo talmente veloce che non è così facile nemmeno pensare di fermarsi. La quarantena, invece, ci ha letteralmente costretti a rallentare, a fermarci, in un mondo che facciamo fatica a seguire, molto spesso non sentendoci al passo, come durante una lezione di step coreografico quando perdi il tempo e ti estranei dal gruppo sentendoti isolata.
Quindi ora sono qui, guardando lo schermo di un pc e cercando di trovare le parole per scrivere del mio cambiamento in atto.

Si, il cambiamento si è attivato, dopo una settimana di oppressione totale, di sensazione di pietre nello stomaco, di pianti, di quel senso di lontananza dai tuoi cari che c’era anche prima ma ora sembra che sia più dura, più reale, non sapendo quando potrai tornare a riabbracciarli.
E non voglio essere banale, non ho pensato neppure per un secondo di cambiare le mie abitudini. Non ho pensato di non correre per raggiungere degli obiettivi; non ho pensato di lasciare tutto per trasferirmi a Bora Bora per aprire un cocktail bar fronte spiaggia; non ho pensato nemmeno per un momento di vivere una vita più sana, perchè effettivamente il mio stile di vita mi piace, è sano e variegato e non ho nessun motivo per cambiarlo.


Eppure una cosa ho pensato di cambiarla.

Il mio modo di vedere il mio lavoro.
Sono sempre stata una tuttofare, una che ha sempre utilizzato testa e mani per raggiungere il suo obiettivo. Una che non si è mai chiesta: “Se perdo questo lavoro cosa ne sarà di me?” perchè anche adesso io non ho un lavoro, io seguo un modo di vivere.
Ho pensato se magari fosse la scelta più giusta essere una libera professionista o se mi sarebbe convenuto essere una classica dipendente con la possibilità di avere una bella carriera (sicuramente più soldi) e non avere il peso costante che ti crea dover badare a tutto.
Ci ho pensato per svariati giorni, quasi settimane, eppure ogni volta che riesaminavo i vari lavori che avrei potuto svolgere tornavo sempre li, all’essere una lavoratrice indipendente.
Probabilmente mi è sempre piaciuta l’idea di rimboccarmi le maniche e raggiungere da sola i miei obiettivi. Sicuramente è un modo di vivere che ho sempre cercato, quello di non dover in nessun modo venire a patti con nessuno se non con me stessa e buona parte di questa realtà che mi sono voluta costruire deriva dall’esempio dei miei, che non hanno potuto fare quello che avrebbero voluto e hanno cercato sempre di far fare a noi il possibile per raggiungere la nostra felicità.

In queste tre settimane di quarantena ho capito che il problema non sta nel tipo di lavoro che ho, ma nel mio modo di approcciarmi al mio lavoro, rendendolo, a volte, l’unica (o quasi) cosa importante della mia vita.

Il mio lavoro è la mia passione, il mio sogno nel cassetto. Ma non è me.
Io sono tante cose. Certamente sono una designer, ma sono anche un’artista, una pittrice, una piccola allieva di yoga, una zia, una figlia, una compagna, una sorella, un’amica. Sono una e centomila.
E se dovessi fallire nella realizzazione di questo progetto non fallirei mai come persona, perchè so, al 100%, di aver fatto tutto il possibile.

Ecco che il mio cambiamento è stato personale, ed è stata la cosa migliore che questa quarantena potesse regalarmi.
La consapevolezza che non siamo il nostro lavoro.

Io non sono il mio lavoro.

Sono semplicemente Alessandra.

Essere una designer ai tempi del corona virus.

Essere una designer ai tempi del corona virus.

Non è semplice parlare delle cose che ci spaventano.
Non lo è mai.

Quando l’Italia ha iniziato questo lungo percorso, ci siamo chiesti che fine avrebbero fatto le professioni come la mia, legate all’arte, alla creatività, ai beni “NON” di primo consumo.
Ci stiamo abituando ad una vita diversa, con dei ritmi più lenti e che sicuramente non ci saremo mai aspettati sino a qualche settimana fa.
Sono passati 11 giorni di quarantena e sembra una vita. A volte mi chiedo come sarà ritornare alla vita “normale”. Ma cos’è, in fondo, la normalità?
La mia normalità era andare in Lab, tirare fuori i miei progetti e rinchiudermi dentro i miei 29mq dimenticandomi di tutto. Dimenticandomi del mondo al di fuori della mia porta. Questo è decisamente cambiato. Sono 8 giorni che non riesco più a creare. Sono 8 giorni che, più mi sforzo di dare sfogo alla mia immaginazione e meno ci riesco.
Ecco perchè, allora, mi sto dedicando a tutt’altro; alle mie lezioni dell’Accademia da preparare per i miei studenti che continuano ad assaporare una parvenza di realtà in una situazione che sembra davvero irreale e da film post apocalittico; mi dedico alla cucina, che riattiva quel poco di colore in un mondo di grigio. Ho iniziato a condividere più pensieri e parole, io che di norma sono abbastanza associale.


Ho iniziato a videochiamare mio nipote e mia sorella, perchè non voglio perdermi neanche un istante della sua crescita.
Ho ripreso in mano un libro, godendomi quel tempo che prima non riuscivo a dedicarmi, riscoperto la scrittura e il piacere di mettere nero su bianco i mille pensieri che mi girano in testa.
Vedete, quando progetto un capo di abbigliamento, esprimo le mie sensazioni, le mie gioie e le mie ansie.

E le esprimo tutte li.


Escono con i loro colori, con le loro forme ed esplicitano il mio stato d’animo. Ora aspetto di capire quale sia il mio stato d’animo, ragion per la quale non riesco a tradurre i miei sentimenti in abiti. Sicuramente le parole escono prima in questo momento. In un momento che le persone hanno bisogno di sentirsi vicine in un mondo che deve stare a distanza, le parole aiutano a sentirci meno soli e scoraggiati.
Arriveranno di nuovo i momenti nei quali usciranno fiori, colori e linee.
Per ora vi posso solo dire che siamo tutti, più o meno, nella stessa situazione e che proprio questo, poi, ci aiuterà a ripartire più carichi di prima.
Fate cose che prima non riuscivate a fare. Dedicatevi del tempo. Riscoprite il piacere delle piccole cose.
E se ne avete bisogno e se vi va, chiedete aiuto. Parlate. Confrontatevi e non chiudetevi in voi stessi.
Vi abbraccio,

Ale

× BETTER TO SAY IT WITH ART ×

Quasi sempre è meglio dire ciò che abbiamo nel cuore con l’arte. E’ l’unico modo che ho sempre conosciuto per esprimere le mie emozioni, belle o brutte che fossero.
Eccomi allora qui, in un capitolo completamente nuovo della mia vita, a raccontarvi le mie emozioni, il mio disastro (e a volte disagio) mentale, di questa nuova avventura.
Vi aspetto dal 17 al 23 Maggio, alla “Vetrina a tempo” a Cagliari, sperando di potervi raccontare con i miei abiti e, se riesco, con le migliori parole, quello che ho nella mia valigia, sperando che anche queste emozioni si avvicinino a voi, vi invadano e pervadano, avvicinandovi a questo mondo incasinato ma bellissimo che è Alessandra Curreli Made in Italy.

Parole d’ordine?

FIORI // COLORI // ARTE

tutto condito da un gusto eco-friendly sempre presente!

 

Dal vecchio al nuovo

Dal vecchio al nuovo

Tutto ciò che vediamo, tocchiamo, indossiamo, leggiamo ci connette con qualcosa che è già stato, pensato, vissuto. Da un filo si crea una trama, da una trama si crea un tessuto e da un tessuto si crea vita. Tutto è connesso da un filo che lega assieme diversi organismi, diverse storie, diverse realtà.

Dove stiamo sbagliando allora?

In ciò che leggo di nuovo non trovo connessioni, come anche nell’arte, nell’abbigliamento, nella vita. Siamo tutti slegati. Ognuno legge per se. Ognuno indossa per se. Ognuno vive per se. Non crediamo più in qualcosa che vada oltre ciò di puramente effimero poco distante da noi. Nessuno trova più il piacere e la leggerezza che si prova nello scrivere a mano una lettera. Nessuno sa più toccare il terreno scoprendoci la vita intrinseca dentro ad ogni radice, toccare un tessuto e sentire l’odore della fibra. Nessuno vuole più conoscere i saperi antichi e nessuno vuole rompere la catena di effimero e inconsistente che “lega” ormai ogni essenza di questa Terra.

Eppure ho riscoperto la gioia delle piccole cose, delle piccole opere d’arte. Delle persone che anno dopo anno hanno costruito un impero fatto di sorrisi e sudore. Di Famiglia. Di Realtà.
Ho riscoperto cosa si prova ad osservare un tappeto antico su di una parete e percepire le chiacchiere, le risate e i pianti di chi l’ha creato con tanta dedizione e amore.
Ho riscoperto che non siamo solo H&M o Zara, Armani o Valentino. Non siamo solo un nome. Siamo una realtà forte, che grida al cambiamento, un cambiamento necessario.
E ho scoperto che io voglio essere un tassello di questo cambiamento.

Vi lascio ciò che ho fotografato in questi giorni. Tutto ciò che ho provato non si può spiegare. Quello che era un incontro tra creativi è diventato una porta sul futuro, con una finestrella sul passato.